Il movimento è un prezioso alleato, non solo per il benessere del corpo, ma anche per la nostra salute mentale. L’attività fisica favorisce il rilascio di endorfine e di encefaline, neurotrasmettitori che supportano il benessere e il buon umore. Gli aspetti sociali e di condivisione dello sport arricchiscono la nostra vita relazionale, proteggendoci da solitudine e isolamento, che sono importanti fattori di rischio per il disagio psicologico. Tuttavia, quando lo sport diventa agonistico e inizia a concentrarsi su performance e competizione a tutti i costi, uno di questi “costi” maggiori da dover pagare potrebbe essere proprio la salute mentale.
I disturbi mentali fra gli atleti
Uno studio del 2019, pubblicato sulla Rivista britannica di medicina sportiva ha rilevato che circa il 35% degli atleti d’élite soffre di problemi di salute mentale. E la fragilità o il disagio tendono a non andare in pensione, quando giunge il tempo di un meritato riposo e di godersi l’orgoglio delle proprie coppe e medaglie, conquistate con grandi fatiche nel fiore della giovinezza. Secondo le ricerche scientifiche, gli ex atleti soffrono soprattutto di ansia e depressione. Uno studio pubblicato su BMJ Open Sport & Exercise Medicine ha rilevato che la prevalenza di ansia e depressione fra gli ex atleti d’élite potrebbe essere addirittura più del doppio rispetto alla popolazione generale, con differenze specifiche tuttavia tra gli sport praticati.
I fattori di rischio
La costante competizione, l’esigenza di una massima prestazione e l’esposizione pubblica possono mettere a dura prova il benessere psicologico. Secondo i ricercatori, il fattore di rischio più importante per gli atleti d’élite sarebbe l’alto carico di stress che sopportano quotidianamente. Questo li esporrebbe a maggiori possibilità di sviluppare problematiche di salute mentale nel corso della vita.
Il dato non dovrebbe sorprenderci, considerando che lo stress ha un impatto potente sull’intero sistema mente-corpo. A livello cerebrale, l’eccessivo stress comporta un’iperattivazione del sistema simpatico, responsabile della risposta “combatti o fuggi” e del rilascio di adrenalina e cortisolo. In una condizione di stress cronico, il sistema nervoso simpatico conduce il corpo a uno stato di allerta o emergenza continua, che provoca alterazioni nel sistema immunitario, infiammazione e anche morte neuronale.
L’impatto dello stress
Lo stress impatta fortemente su tutta la salute globale, con sintomi fisici e psicologici. Tensioni muscolari e conseguenti disturbi muscoloscheletrici, cefalea tensiva ed emicrania, irregolarità nel ritmo respiratorio e cardiaco, ipertensione, aumento del colesterolo, alterazione della flora intestinale, stanchezza cronica, disturbi metabolici e immunitari: possono essere tutti conseguenze dello stress. A livello psicologico, lo stress cronico ci rende maggiormente vulnerabili a depressione, ansia, disfunzioni cognitive, dipendenze, disturbi alimentari e del sonno, ritiro emotivo e anche disturbi psichiatrici.
Non tutto lo stress, tuttavia, è negativo per la nostra salute, anzi. Esiste uno stress positivo, il cosiddetto eustress, che si distingue da quello nocivo, il distress. L’eustress attiva in modo funzionale l’organismo, favorendo la motivazione, la produttività, l’autostima, la resilienza, l’antifragilità e l’appagamento. Questo sarebbe lo stress da ricercare anche nell’ambito sportivo: un catalizzatore positivo di benessere psicofisico e di relazioni di qualità.
Lo sport autotelico e il benessere della persona al centro
È fondamentale valorizzare lo sport come via di salute ed equilibrio, proteggendo la salute mentale degli atleti e futuri atleti, mantenendo sempre il benessere della persona al centro, anche nelle dinamiche della gara e della competizione. È al contempo responsabilità delle società sportive, delle scuole e della cultura tutta diffondere l’educazione allo sport come attività autotelica, ossia che si completa da sé e che ci soddisfa per il puro piacere di farla, senza necessariamente richiedere lo specchio del successo e del risultato a ogni costo per portare soddisfazione. Solo riportando lo sport alla dimensione del benessere, dell’equilibrio e del piacere possiamo proteggere la salute mentale degli atleti e dei giovani che si avvicinano all’agonismo.
Verso una migliore performance
Sulla strada dell’equilibrio, è necessario anche riflettere sul concetto di miglioramento e di performance. Se, da una parte, è costruttivo cercare di superare in modo ragionevole i nostri limiti, per perfezionarci ogni giorno, è altrettanto funzionale lavorare sulle nostre capacità di rilassamento, contemplazione, prefigurazione e gestione del carico emotivo, riservando anche uno spazio e tempo alla rigenerazione attraverso sane pause.
Uno strumento prezioso da affiancare al mondo dello sport è la meditazione, magari in movimento, come nella tecnica del Quadrato Motor Training, che Fondazione Patrizio Paoletti studia e diffonde per i suoi numerosi benefici cerebrali, molecolari e funzionali. Anche la mindfulness, tecniche di training autogeno e di respirazione possono aiutarci nel contenere le derive più pericolose del distress, sostenendo al contempo una sana performance.
Non solo superare i limiti, ma rispettarli
Le tecniche meditative ci sostengono nella percezione e comprensione dell’equilibrio, che è anche riconoscere e onorare i limiti. Questi hanno un preciso significato evolutivo e devono essere rispettati, come una cornice equilibrata e protettiva all’interno della quale esprimere liberamente la nostra unicità. Osservando i nostri limiti, paradossalmente, potremmo scoprire che performare meglio potrebbe significare non necessariamente arrivare a risultati maggiori – misurabili in termini di tempo, punteggi o altezze – ma per esempio raggiungere anche medesimi risultati con minore dispendio energetico o in un migliore stato psicoemotivo. Lo sanno bene le aziende: il miglioramento non coincide sempre con un maggiore introito, ma a volte si esprime con un risparmio nelle spese o un’ottimizzazione delle risorse e dei processi.
Dal giogo al gioco
Una corretta educazione allo sport, che lo valorizzi nelle sue preziose potenzialità per la salute del corpo, della mente e della comunità, deve necessariamente rinunciare a rincorrere la chimera della performance e dell’iperproduzione a qualunque prezzo. Così potrà emanciparsi dal giogo del risultato e preservare la sacra dimensione del gioco, che è lo spazio in cui meglio si impara, si cresce e si evolve. Lo sport allora resterà una via di benessere, che si potenzia nello spirito ludico ed educativo, parte di stili di vita salutari e benefici e specchio di una cultura della vera consapevolezza e del bene condiviso.
______________________________________________________
Bibliografia
Mariotti A. (2015). The effects of chronic stress on health: new insights into the molecular mechanisms of brain-body communication. Future science OA, 1(3), FSO23. https://doi.org/10.4155/fso.15.21
Reardon CL , Hainline B , Aron CM , et al (2019). Salute mentale negli atleti d’élite: dichiarazione di consenso del Comitato Olimpico Internazionale. Rivista britannica di medicina sportiva 2019; 53: 667-699.
Runacres, A., & Marshall, Z. A. (2024). Prevalence of anxiety and depression in former elite athletes: a systematic review and meta-analysis. BMJ open sport & exercise medicine, 10(4), e001867. https://doi.org/10.1136/bmjsem-2023-001867
Won, E., & Kim, Y. K. (2016). Stress, the Autonomic Nervous System, and the Immune-kynurenine Pathway in the Etiology of Depression. Current neuropharmacology, 14(7), 665–673. https://doi.org/10.2174/1570159×14666151208113006
Sitografia
https://fondazionepatriziopaoletti.org/blog/ricerca-e-cervello/meditazione-salute-globale/
https://fondazionepatriziopaoletti.org/blog/salute-mentale/salute-globale/
https://fondazionepatriziopaoletti.org/blog/salute-mentale/socialita-per-una-salute-globale/
https://fondazionepatriziopaoletti.org/glossario/salute-globale/
https://www.athletesforhope.org/2019/05/mental-health-and-athletes/
https://www.apa.org/topics/stress/body
https://www.yalemedicine.org/conditions/stress-disorder
