Eccezion fatta per il ciclocross, che farà divertire gli appassionati della bici a fine autunno e in inverno, il mese di ottobre ha segnato la conclusione della stagione ciclistica 2025 con i Mondiali su pista. E se è vero che ai Mondiali di Santiago del Cile hanno espresso ancora una volta il loro dominio gli olandesi (soprattutto nella velocità) e i britannici (soprattutto nell’inseguimento) i colori azzurri hanno brillato nonostante l’assenza di big come Ganna e Milan.
A emozionare tutti gli appassionati di qua e di là dell’oceano, consolidandosi tra le leggende viventi dello sport italiano e non solo del ciclismo, ci ha pensato nella serata conclusiva Elia Viviani. Coronando un palmarès da oltre novanta vittorie su strada (tra cui un Europeo e diverse tappe nei tre grandi giri) e quasi altrettante su pista (con tre medaglie olimpiche: oro a Rio, bronzo a Tokyo dov’è stato portabandiera, argento a Parigi) il veterano veronese di Vallese di Oppeano ha conquistato per la terza e ultima volta nella sua carriera iridata la prova dell’Eliminazione. Una condotta di gara in totale sicurezza, di chi sa cosa vuole e sa di essere in condizione per ottenerlo, culminata con uno sprint perfetto per battere il neozelandese Campbell Stewart.
Per Viviani, artefice insieme allo storico commissario tecnico Marco Villa della rinascita della pista azzurra nel decennio scorso, c’è stato il tripudio del clan Italia con tanto di magliette e striscioni dedicati, l’abbraccio col sempre presente Villa (nel frattempo divenuto c.t. della strada, lasciando il posto su pista a Dino Salvoldi) e un’emozione che gli ha impedito di cantare a piena voce l’inno di Mameli sul gradino più alto del podio. Adesso le meritate vacanze in Colombia insieme alla moglie Elena Cecchini, anche lei ottima ciclista, insieme a colleghi e amici tra i quali Filippo Ganna, per poi rientrare in Europa, partecipare alla Sei Giorni di Gand a fine novembre e ritirarsi ufficialmente all’età di 36 anni. Pronto per nuove avventure, a partire dal ruolo di rappresentante dei pistard nella UCI (organo di governo internazionale del ciclismo) e da un probabile inserimento nei ranghi tecnici delle nostre Nazionali.
Nei giorni precedenti all’apoteosi del “Profeta Elia” gioie medagliate erano giunte dalle donne. Un quartetto quasi tutto a trazione lombarda formato dalle due Martina, Alzini e Fidanza, dalla stella nascente del ciclismo femminile Federica Venturelli e dalla toscana Vittoria Guazzini aveva conquistato l’oro battendo l’Australia in semifinale e la Germania in finale. Dopodiché, l’olimpionica Guazzini si era ricongiunta a Chiara Consonni (a proposito di cicliste lombarde) nella Madison per provare a replicare il trionfo di Parigi 2024: una caduta di Consonni in apertura non ha consentito di giocarsi il successo, ma con grintosa classe l’accoppiata italiana ha agguantato il bronzo. Dietro a britanniche e francesi, ma davanti al Belgio; fuori causa a loro volta per una caduta, va detto, le fortissime olandesi Wiebes e Van Belle. Il dato complessivo che emerge dalla rassegna mondiale cilena è confortante: subito alle spalle delle corazzate, nella disciplina che si corre all’interno dei velodromi ci siamo noi.
