Mauro Berruto è una figura di riferimento nella pallavolo italiana e internazionale. Con una carriera da allenatore lunga e ricca di successi, ha guidato la Nazionale Italiana maschile di pallavolo a risultati di prestigio, tra cui una medaglia olimpica a Londra 2012. Ha allenato anche la Nazionale della Finlandia e club di primo piano come l’Olympiakos e il Panathinaikos in Grecia. Dopo 25 anni sul campo, ha intrapreso un percorso in politica, occupandosi di politiche sportive come deputato. Oggi continua a promuovere lo sport come strumento educativo, culturale e sociale.
MS: Cosa ha significato per lei allenare la Nazionale Italiana di pallavolo? È stata più una responsabilità, un sogno o una sfida personale?
MB: È stato il raggiungimento di un percorso molto lungo e complicato. Non lo definirei un sogno, ma un obiettivo che ho seguito senza risparmiare nessun passaggio intermedio. Dopo tanti anni in Serie A e all’estero. E sono orgoglioso tanto delle medaglie quanto del segnale che la mia squadra portò sul podio di Londra 2012 omaggiando il ricordo di Vigor Bovolenta, un atleta scomparso troppo presto, che ha lasciato un segno profondo nella nostra comunità. Ho allenato una nazionale di atleti fortissimi e di grandi uomini.
MS: Da quando è stato commissario tecnico ad oggi, com’è cambiato il movimento della pallavolo italiana, sia dal punto di vista tecnico che culturale?
MB: Fra pochi giorni saranno 10 anni che non alleno più. Oggi vedo il movimento, sia maschile che femminile, e posso dire che dopo dieci anni si conferma d’eccellenza assoluta. Le medaglie, maschili e femminili sono tutte preziose: per il nostro Paese sono un patrimonio inestimabile. Se torniamo agli anni ’90 con Velasco, sono passati più di 30 anni e siamo ancora lì: non ci sono paragoni. La pallavolo si gioca in tutto il mondo, restare in cima così a lungo è segno di cultura e di una grande scuola.
MS: Lei ha allenato anche la Nazionale della Finlandia: quali sono le differenze principali tra il nostro modo di intendere la pallavolo e quello del Nord Europa?
MB: Quando sono arrivato in Finlandia, fondamentalmente c’era poca cultura pallavolistica. Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto: abbiamo ottenuto un quarto posto all’Europeo nel 2007 e poi decine di atleti finlandesi hanno iniziato a giocare nei campionati europei, tantissimi tifosi a vedere le nostre partite. È stato molto bello.
MS: Che tipo di esperienza è stata allenare in Grecia? Cosa ha trovato di diverso nel loro approccio sportivo?
MB: Ho avuto la fortuna di allenare in posti molto diversi, per cultura e rapporto con lo sport. Sono stato benissimo e amo la Grecia: è un posto dove andrei a vivere. Lì lo sport è legato al mito e alla storia, si segue la polisportiva più che la disciplina singola. Non hai solo tifosi appassionati di pallavolo, ma persone innamorate del club. Un’esperienza molto utile.
MS: Ha vinto tanto nella sua carriera: qual è il trofeo o il risultato che porta nel cuore più degli altri?
MB: La medaglia olimpica, sia per il prestigio sia perché è arrivata con la mia Nazionale. Ma anche la promozione dalla A2 alla A1 con Piacenza: quell’anno magico mi ha fatto capire che carriera avrei potuto costruire.
MS: Dopo lo sport, ha vissuto anche l’esperienza politica. In che modo il suo passato da allenatore ha influenzato il suo lavoro da deputato?
MB: Per quasi 25 anni ho guidato squadre, mettendo insieme persone diverse con caratteristiche diverse. Cerco di farlo anche in politica, dove non è semplice. Sono cresciuto nella pallavolo: è l’unico sport dove, per regolamento, non puoi far tutto da solo. Ti insegna che anche gli obiettivi individuali si raggiungono con il lavoro di squadra.
MS: Cosa l’ha spinta ad entrare in politica e cosa si porta a casa da quell’esperienza?
MB: Non sono entrato in politica per scelta, ma sono stato “convocato”. Nel 2021, mentre facevo tutt’altro e senza avere la tessera del PD, mi è stato chiesto di entrare nella segreteria nazionale del Partito Democratico con delega allo sport. Un anno e mezzo prima delle elezioni, Enrico Letta mi ha chiesto la disponibilità. Da lì è partita la mia corsa parlamentare.
MS: Nel tempo si è fatto promotore dell’idea che lo sport sia anche cultura ed educazione: l’Italia lo ha capito davvero?
MB: L’Italia è indietro da questo punto di vista. In Scandinavia, negli USA e in Australia, lo sport è parte integrante del sistema educativo. Abbiamo molto margine di miglioramento. La modifica dell’articolo 33 della Costituzione, avvenuta il 20 settembre 2023, è stata un passo avanti, ma c’è ancora tanta strada da fare
MS: Che consiglio darebbe a chi vuole lavorare nello sport non solo come tecnico, ma anche come promotore di valori e cambiamento sociale?
MB: Di riconoscere il valore del ruolo dello sportivo come attore sociale. Spesso riduciamo allenatori e giocatori al loro campo, ma lo sport serve anche a dire ciò che si pensa. Oltre alle competenze tecniche, servono una testa pensante e il coraggio di usarla bene. Lo sport parla ai giovani, agli adolescenti e ai bambini. In America una figura come LeBron James ha un peso sociale enorme: lo sport richiede opinione e capacità di raccontarla.
MS: Oggi come si definisce: ex allenatore, ex politico, uomo di sport… o tutte queste cose insieme?
MB: Ho passato 25 anni ad allenare e due anni e mezzo in Parlamento. Mi considero uno sportivo. Oggi mi occupo di politiche per lo sport, con la responsabilità di essere utile. Non mi sento un ex allenatore, e non ho escluso un ritorno anche se sono molto orgoglioso e mi sento molto responsabile nel ruolo che ricopro oggi.
Foto ufficiale Nazionale e ufficiale Parlamento

